Il divieto del Pride in Ungheria è una violazione della legge dell'Unione Europea. Sollecita l'UE a intervenire e a proteggere le libertà fondamentali!
Nota per i sostenitori (febbraio 2026): questa petizione è stata aggiornata per riflettere gli sviluppi più recenti in Ungheria, incluse le accuse penali e i procedimenti giudiziari legati agli eventi del Pride. La richiesta principale resta invariata: un’azione urgente da parte dell’Unione europea per difendere i diritti fondamentali e la libertà di riunione.
Aggiornamento – 21 aprile 2026: a pochi giorni dalla destituzione di Viktor Orbán da parte degli elettori ungheresi, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la legge ungherese del 2021 sulla «protezione dei minori» viola i trattati dell’UE, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e — per la prima volta nella storia della Corte — l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea, che sancisce i valori fondanti dell’Unione. La Corte ha ritenuto che la legge stigmatizzi ed emargini le persone LGBT+ e che nessun governo possa invocare l’identità nazionale per giustificarla. La sentenza elimina ogni scusa per l’inazione: la Commissione europea deve ora esigere che l’Ungheria ritiri la legge senza indugio e, in caso contrario, non esitare a deferire nuovamente l’Ungheria alla Corte. Il nuovo governo di Peter Magyar deve affrontare una prova immediata per dimostrare se i suoi impegni a favore dell’UE sono reali. La tua firma contribuisce a garantire che la pressione non si allenti nel momento in cui conta di più.
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Il governo ungherese ha lanciato l'attacco più aggressivo di sempre contro i diritti LGBTQ+.
A marzo, il Parlamento ungherese ha approvato rapidamente una nuova legge che vieta le marce del Pride e criminalizza le manifestazioni pacifiche. Già il giorno successivo, il Presidente l'ha firmata, trasformandola in legge. La legislazione estende l'ambito della nota legge ungherese del 2021 contro la cosiddetta "propaganda LGBT+", già al vaglio della Corte di Giustizia Europea.
Ora, chiunque osi scendere in strada rischia intimidazioni da parte della polizia, multe esorbitanti e una sorveglianza invadente tramite riconoscimento facciale – una grave violazione della privacy e della dignità, che contrasta direttamente con la legge sull’Intelligenza Artificiale dell’UE, che vieta tale sorveglianza di massa negli spazi pubblici.
Nel 2025, gli eventi del Pride si sono svolti nonostante i divieti, e il governo ha poi reagito avviando procedimenti contro gli organizzatori e i funzionari che avevano contribuito a tutelare il diritto a manifestare pacificamente. Gli organizzatori ora affrontano procedimenti penali e rischiano pene detentive fino a un anno.
Questa legge non protegge i bambini. Protegge il potere.
Mentre l'Ungheria affronta sfide reali – come una crisi del benessere infantile, carenze sanitarie e un sistema educativo in rovina – il governo ha scelto di fare delle persone LGBTQ+ un capro espiatorio e di soffocare la società civile. Queste azioni rispecchiano le tattiche oppressive della Russia, dove il dissenso è criminalizzato e le vite LGBTQ+ vengono cancellate. Per la prima volta nella storia dell’UE, stiamo assistendo a un paese che criminalizza il diritto dei cittadini a riunirsi pacificamente, a essere visti e ascoltati.
Un governo dell'UE che vieta le marce del Pride è un attacco inconcepibile ai valori stessi di libertà, uguaglianza e dignità umana che l'Unione Europea è stata creata per proteggere.
Firmando questa petizione, difenderai il diritto di marciare, di radunarsi, di esprimersi. Stai dicendo all'UE forte e chiaro: il Pride non è un crimine, la protesta pacifica non è propaganda, la visibilità non è violenza.
La Commissione Europea è la custode dei Trattati dell'UE. La Commissione deve dimostrare che protegge il diritto di assemblea pacifica tanto quanto altri diritti fondamentali.
✊ Firma ora per fermare questo assalto ai diritti LGBTQ+ e alla libertà di manifestare. Non lasciare che Orbán demolisca la democrazia. Unisciti a noi. Unisciti al Budapest Pride.
Cronologia: come il divieto del Pride in Ungheria è sfociato in procedimenti penali
- Marzo–maggio 2025 – L’Ungheria ha approvato nuove leggi che vietano le manifestazioni del Pride e ha ampliato la legge del 2021 contro la «propaganda anti-LGBT+», arrivando di fatto a criminalizzare proteste pacifiche. La polizia ha iniziato a bloccare eventi LGBT+ invocando motivazioni vaghe, anche quando i tribunali annullavano i divieti.
- Giugno 2025 – Nonostante i divieti della polizia, oltre 200.000 persone hanno partecipato al Pride di Budapest, rendendolo una delle più grandi mobilitazioni per i diritti civili nella storia del Paese. I leader dell’UE hanno riconosciuto che il divieto violava le libertà fondamentali, ma non è seguita alcuna azione legale immediata.
- Estate 2025 – Le autorità sono passate dal vietare gli eventi al colpire singole persone. Il sindaco di Budapest è stato interrogato dalla polizia dopo aver dichiarato il Pride evento municipale, nel tentativo di tutelare la marcia.
- Ottobre 2025 – La polizia ha convocato il principale organizzatore del Pride di Pécs come indagato per aver promosso l’unica marcia del Pride rurale in Ungheria, nonostante i divieti ufficiali.
- Dicembre 2025–gennaio 2026 – I pubblici ministeri hanno formalmente incriminato il sindaco di Budapest per aver contribuito all’organizzazione della marcia del Pride, segnando una nuova fase in cui funzionari pubblici e leader della società civile affrontano conseguenze penali per aver difeso il diritto alla riunione pacifica.
- Gennaio 2026 – Le autorità ungheresi hanno formalmente incriminato il sindaco di Budapest per aver contribuito all’organizzazione del Budapest Pride e hanno avviato un procedimento penale contro il principale organizzatore del Pécs Pride: è la prima volta nell’Unione Europea che funzionari pubblici e organizzatori della società civile vengono perseguiti penalmente semplicemente per aver difeso il diritto di riunirsi pacificamente e la visibilità della comunità LGBT+.
Dal divieto delle manifestazioni si è passati a perseguire penalmente chi le organizza e le sostiene. Firma la petizione ora.