Difendiamo i rifugiati LGBTI, modifichiamo il decreto Paesi Sicuri

Tunisia, Algeria, Marocco, Senegal e Ghana criminalizzano l’omosessualità, ma sono considerati “Paesi di origine sicuri”. Non è accettabile!

Che cosa hanno in comune Tunisia, Algeria, Marocco, Senegal e Ghana? Facile, criminalizzano l’omosessualità fino a un massimo di 5 anni di reclusione in Senegal e sono considerati “Paesi di origine sicuri” – insieme a Albania, Bosnia Erzegovina, Capo Verde, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Ucraina (13 in totale) – dal decreto ministeriale del 4 ottobre 2019 a firma Di Maio, Lamorgese e Bonafede. 

Ad aggravare la situazione, c’è anche il fatto che, come previsto dalla normativa su cui si basa il decreto ministeriale (art. 2-bis del d.lgs. 25 del 28/01/08), le schede su questi Paesi elaborate dagli uffici dello stesso Ministero per gli Affari Esteri raccomandano l’esclusione delle persone LGBTI e di altre categorie o gruppi di persone che, pur provenendo da quelle nazioni, in realtà vengono perseguitate o subiscono violenze, ma il decreto ignora queste raccomandazioni senza dare spiegazioni. 

La Tunisia, l’Algeria e il Marocco non sono inseriti nella lista di Paesi sicuri della Francia, che mantiene molti interessi, una capillare rete consolare e informativa e un ruolo predominante nei legami politici, economici e culturali con questi Paesi. 

Secondo l’ASGI, questo decreto individua criteri troppo generici per stilare una lista dei Paesi di origine sicuri e indica fonti d'informazione in modo troppo vago e senza alcun vincolo per l’operato del governo. 

Quali sono gli effetti di questo decreto? Per le persone richiedenti asilo provenienti da un “Paese di origine sicuro” si applicherà una procedura accelerata, per cui: 

🔴 è onere del richiedente provare in tempi brevissimi i “gravi motivi” per ritenere che quel Paese per lui/lei non è sicuro; 

🔴 il diniego alla domanda potrà limitarsi ad affermare che lo stato di provenienza fa parte della lista stilata nel decreto ministeriale, senza doverlo motivare come deve essere fatto sia dai Commissari che dai Giudici in tutti i provvedimenti che assumono e senza esaminare la situazione dei Paese di origine, che se approfondita, dimostrerebbe la persecuzione delle persone LGBTI e di altre categorie e/o violenze di genere ; 

🔴 i termini ordinari di impugnazione dinanzi alla Autorità giudiziaria passano dagli ordinari 30 giorni a 15 giorni;

🔴 l’eventuale deposito del ricorso in Tribunale contro il rigetto per manifesta infondatezza non sospende l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, quindi al primo diniego in Commissione può scattare l’espulsione. 

Pertanto, si verificherà “una sostanziale e drastica diminuzione delle garanzie giuridiche dei richiedenti asilo, lo scoraggiamento della presentazione delle domande, una riduzione degli esiti positivi delle stesse e il tentativo di scoraggiamento dei connessi ricorsi giurisdizionali”, come rivelato dall’ASGI

Aiutaci a fermare questa lenta e costante erosione del nostro Stato di diritto dovuta alle politiche migratorie dei governi di tutti i colori.

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Ai ministri italiani degli Affari Esteri, dell’Interno e della Giustizia:

Chiediamo che il decreto ministeriale del 4 ottobre 2019, detto dei “Paesi di origine sicuri” venga sospeso in attesa di una indicazione normativa che verifichi e rispetti gli elementi e le informazioni in base alle quali valutare ogni Stato prima di considerarlo “sicuro” a tutela del diritto di asilo così come indicato dalla nostra Costituzione.


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